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La ragazza di Harry di Philip K. Romick

Se non ci fosse stata lei, negli ultimi tempi, Harry, rimasto completamente solo dopo la scomparsa di Sarah (la sua unica nipote aveva sposato un francese e si era trasferita in Europa), non ce l’avrebbe mai fatta.
Anche se la relazione era nata e si era sviluppata sullo schermo del monitor, non per questo era stata meno intensa. Ma la  sensibilità di Lisa Trenton suppliva incredibilmente alla mancanza di ogni contatto fisico.
Comunque c’era la videocamera, anche se non sempre lei aveva voglia di accenderla. Del resto l’età delle grandi passioni carnali, per loro due, era passata da un pezzo.
Ma quel giorno, era un gran giorno: dopo oltre tre anni di scuse, tentennamenti, esitazioni e ripensamenti, lei si era improvvisamente decisa, e ora avevano appuntamento al ristorantino della catena EatMeet sul laghetto dell’ampio e tranquillo parco di V.
Dopo volumi interi di chat avrebbero ascoltato il suono delle loro voci. Harry non riusciva a immaginarselo.


Che effetto fa l’eccitazione, pensava Harry, mi sembra che tutti, qua intorno, siano eccitati.
E’ stupefacente come proiettiamo sull’ambiente intorno a noi le nostre stesse emozioni. E l’animazione sembrava aumentare mano a mano che si avvicinava alla sua meta.
Arrivò finalmente in vista di quello strano, piccolo castello, con i merli, la torre, il ponte levatoio, e l’insegna di neon azzurro EatMeet, che sembrava costruito più per attirare i bambini che i loro genitori.
Fu strappato bruscamente alle sue riflessioni dalla sconvolgente visione di una folla multicolore, e dei cartelli alzati un po’ dappertutto. Socchiudendo gli occhi a compensare la mancanza degli occhiali che, per l’occasione, non aveva portato, Harry mise a fuoco varie immagini stampate del viso di una donna: era Lisa.
Migliaia di persone erano arrivate lì: piccoli giapponesi con grosse fotocamere digitali, barbuti e robusti biker del nord europa strafatti di birra e di miglia in sella, giornaliste che stavano registrando…ma registrando cosa?
Forse Lisa aveva organizzato un colossale e crudele scherzo o chissà cosa dando appuntamento a tutte quelle persone, contemporaneamente?
Ma no: presto cominciò a formarsi un’ala di folla proprio intorno a lui: era lui che stavano aspettando.
Un distinto business-man incravattato gli si avvicinò e gli tese la mano: “Piacere, sono Jack Deveraux, presidente di The Farm software.” “Piacere” ricambiò Harry, col sangue agli occhi.
“La nostra azienda produce il programma PersonMaker che per la prima volta nella storia è riuscito ad ingannare totalmente e continuativamente un umano. Quindi, Harry, una notizia forse non buona per te: la tua ragazza è un software prodotto da PersonMaker. Lisa è fatta di bit, non di atomi, e non potrai mai incontrarla di persona.
Ma anche una notizia sicuramente ottima: hai vinto il premio di cinquantamila dollari che abbiamo messo in palio per il primo beta tester che avesse superato tutti i paletti. E niente paura per la tua privacy, Harry: tutti i dati personali o le confidenze intime che hai rivelato a “Lisa” sono stati gestiti dal software in assoluta autonomia, e sono già stati automaticamente cancellati con sistema a norme militari. In più potrai continuare a fruire a tuo piacere di “Lisa Stanton”, di cui ti concediamo una licenza gratuita.
E non basta: eccoti una copia di “NoFake”, altro nostro prodotto basato su  CAPTCHA, il test di Touring, ma adattato ai nostri tempi in cui il virtuale e le chat la fanno da padroni, prodotto rivoluzionario che permetterà a te, Harry, e a milioni di altri umani come te, nostri clienti di non cadere più in errore.”
“Chi è questa gente?” chiese Harry piegando la testa per indicare la massa variopinta e schiamazzante.
Deveraux sorrise: “Molti fanno parte del pool internazionale che The Mind Farm ha formato per controllare la regolarità dello svolgimento del test, altri, lo devo ammettere, sono stati richiamati dall’ottimo lavoro del nostro reparto promozione.”
Poi Deveraux  gli porse un assegno, variopinto come una banconota del Monopoli, mentre i flash scattavano e i gridolini di eccitazione si moltiplicavano.
Tornando a casa, non senza tutte le difficoltà del caso, Harry, dopo il peggior senso di oppressione che avesse mai provato in vita sua, si sentì stranamente sollevato: tutti noi crediamo facilmente a ciò che vorremmo ascoltare per salvarci la vita – pensò Harry – il trucco è semplice, altroché betatester e pool internazionale. E, dopotutto, se Lisa Stanton non esisteva era solo perché non poteva esistere, visto che neanche lui, Harry avrebbe potuto esistere.
Passò dall’armeria all’angolo: voleva concedersi una nuova chance, adesso che era diventato ricco poteva permettersi la pistola che gli piaceva, un vecchio modello tedesco: una Luger. LUGER-thumb
Almeno, si trattava, inequivocabilmente di un oggetto, solido e funzionante.                                                                                                                                       Un tempo era stata in dotazione agli ufficiali della wehrmacht, aveva uno splendido design, ma gli si imputava il difetto peggiore per un’arma:  si inceppava troppo spesso, opinabile, come difetto, visto che si tratta di un attrezzo per uccidere, ma non per i militari.
Ma potrebbe anche chiamarsi pietà degli oggetti, quella che sarebbe sempre mancata al software.
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