E’ ovviamente del tutto impossibile che un buon scrittore racconti le cose per come dovrebbero essere andate…non è uno storico nè un notaio né un geometra…ma quando parla di sè e della sua vita è davvero insopportabile…è tutto un susseguirsi di pose plastiche, battute azzeccate, timori e tremori, gioie e dolori freschi e lucenti come pesci appena pescati…perfino il vomito diventa esteticamente bello…il personaggio che sta scrivendo è lui stesso…da il meglio di sè, per sè…tutti lo amano…è esecrabile…

 

Diffidenze contemporanee

Devo fare un prelievo al bancomat, il primo è fuori servizio, il secondo non ha più soldi, il terzo è questo…ma…davanti c’è una panchina dove, nonostante una cospicua presenza di neve, è presente un extracom (certamente non svizzero) che brandisce un bel notebook acceso…la videocamera dunque punta dritto sullo schermo della Banca Metropolis…almeno un dubbio è lecito…no?
Io possiedo per le mie scarpe stringhe che non si slacciano mai, dono di una fata per il matrimonio, nanotecnologiche abbestia. Tuttavia, prima del prelievo, fingendo di dovermele allacciare, mi sono seduto sulla panchina gelata, accanto all’extra con il netbook sospetto, per esaminarlo a fondo. Lo sottopongo a test coefficiente di estraneità e alleanza allotria (a norme Castaneda) esame di coefficiente onirico (norme REM) esame olfattivo basico unificato (EOBU): tutto negativo. Controllo per bene l’immagine che si staglia (troppo) luminosa al centro dello schermo acer: è della morosa di lui, sudamerica, no della costa, ma, come mi ha insegnato un amico giramondo, di altopiano: foncé, fisico tozzo e sbassato per compensare le pressioni…immagine un po’ troppo nitida…potrebbe rilevare accuratamente anche i codici PIN diggitati…
Ma il monitor della banca Metropolis è talmente antiquato, fioco e lercio che la videocamera del tizio non potrebbe MAI rilevarlo.
Ora avrei potuto prelevare tranquillo, ma improvvisamente mi ricordo che il conto era stato svuotato completamente per pagare gli alimenti a mia moglie.
Quindi tornai in macchina, a riposare un po’.

002. Ritratto di cane come giovane artista

Quale arte, quale metodo, quale studio ci conduce lì dove è necessario andare?
Plotino

Sono nato il 4 settembre 1978 in una di quelle famiglie che non vi immaginate neanche, perché ne vedete solo la superficie: padre docente universitario di filosofia, vedovo da quando avevo 12 anni, quello che le donne giudicano “un bell’uomo”, molto alto e robusto, con doppio cognome che suona bene, e antiche origini, casa bellissima, ereditata, con giardino e vista panoramica, e poi quell’incredibile capacità di portare i gemelli ai polsini delle camicie senza sembrare ridicolo… sì…ma soldi veri…di quelli pochissimi, proprio pochissimi, ve lo assicuro, e quasi tutti necessari alla manutenzione della villa nonché a spese di “rappresentanza”, cioè giudicate assolutamente indispensabili (leggi: vestiti decenti, abbonamenti a teatro, vini di un certo livello, comprati direttamente dal produttore, a Montecatini e in giro per il veneto, ma comunque decisamente abbondanti) e poi libri, libri e ancora libri, di cui tuttavia la casa è già ricolma da circa un secolo.
Ben presto le banche presero il sopravvento sul mio studioso genitore, e sinceramente non credo che sia stato troppo difficile. Lui, benché capace di formidabili exploit alla sua scrivania, era (ed è) totalmente insofferente, ed altrettanto incapace, di dedicarsi anche solo per un attimo ad attività pesanti quali: lettura di e.c. bancari, fatture, solleciti sotto qualsiasi forma, non ultima quella telefonica, valutazione di bollette, documenti e atti di qualsivoglia spessore riguardanti mutui, interessi, finanziamenti, prestiti personali, assicurazioni, relativi ratei ecc.
Questo non sarebbe stato ancora un grosso problema, se non si fosse trovato nell’assoluta necessità di far ricorso massicciamente, il più possibile, e a lungo, anzi, per tutta la vita, a tutti questi deliziosi strumenti che la società mette oggi a disposizione di chi ha la gamba più corta del passo. Devo dire, a suo onore, che anche se le banche lo hanno da tempo completamente spolpato, come del resto fanno sempre, non appena possono, è riuscito miracolosamente, nemmeno io ho capito bene come, a non far loro sputare i suoi ossicini.
Forse a volte è stato anche aiutato da qualcuna delle sue numerose amiche abbienti, affascinate dal tono nobile del portamento del babbo. Sono comunque più che sicuro che, se mai loro l’avessero in qualche modo supportato, avrebbero dovuto insistere per superare la sua innata superbia.  Mi sembravano, queste poverette, tutte uguali: se non riuscivano ad amplificare la riproduzione di un sentimento andavano in clipping, come un hi-fi troppo economico se si alza un po’ il volume. Cercavano, in qualche modo, di differenziarsi, ma con scarso successo, il kernel era il medesimo. Immancabile quindi la stonatura, il tremolìo, il suono metallico, innaturale che l’orecchio esercitato di mio padre non poteva non percepire con l’ immenso disgusto del melomane deluso.
Del resto, come lui sosteneva appena possibile,  i linguaggi sono stati inventati per comunicare, ecco perché siamo più portati a credere che a diffidare, usare il linguaggio come inganno è come usare una nave per andare a fondo, il che tuttavia è molto utile a chi vuole lucrare sui disastri degli altri, come i banchieri e i finanzieri.
In questo mondo, aggiungeva mio padre senza che mai mi fosse stata chiarita la relazione fra i due assiomi , chiunque non abbia almeno una leggera tendenza alla depressione, non può che essere un grosso figlio di puttana.

001. Il libro delle facce

“Questo zucherberg, o  zukenberg o come cazzo si chiama, insomma il fondatore di facebook, dice che la privacy oggi non è più un valore, sì ma prova un po’ a scattare una foto a qualcuno che non conosci, a chiedergli se un tale è forse un suo amico, se è single o impegnato e vedrai, te ne accorgerai se la privacy non è più un valore…e se incontri quello giusto prepara pure cerotti, garze e tintura di iodio…invece nel libro delle facce e affini, dicono tutto, vuotano il sacco…a volte puoi perfino visitare la cucina di casa corredata di tutti i parenti possibili riuniti per una festa familiare intima…perché? è la sindrome della star, del vip, del famoso: devi rinunciare alla privacy se vuoi esser noto e gradito ai tuoi aficionados in tutto il mondo…e lo stesso è se vuoi entrare nell’ anagrafe glam (mica quella comunale eh!) che intanto ti regala notorietà, in attesa dei dolci frutti di questa, che non potranno mancare, visto che sei sicuramente un tipo interessante, una volta liberato dagli stupidi veli della privacy…forse che non lo sei? a centinaia ti chiedono “amicizia” sul libro delle facce: il lasciapassare per poter esplorare per bene tutti i tuoi dati, forniti da te stesso, e perché no? perché non dovresti concederlo ai tuoi ammiratori? che cosa c’è da nascondere?”

Legge dell’immutabilità del tempo in coda

L’efficienza dello sportello bancario è  direttamente proporzionale alla lunghezza della coda davanti allo stesso, fino a raggiungere lo zero assoluto quando una sola persona si trova in attesa.
(NOTA BENE: NON si tratta affatto di un corollario della legge di Murphy: tale misura viene presa dalle autorità competenti affinché nessuno abbia a farsi delle illusioni assurde. Naturalmente si va estendo a tutti i servizi in virtù della sua elevata funzione didattica.)

Nostalgia del presente

Non è sempre facile rendersi conto di come e quanto trascorre il tempo. Quando il suo tempo è trascorso, e quel che resta dei sogni della sua generazione è stato imballato in attesa di futuri, grotteschi revival, chi si sentiva protagonista in perpetuo movimento si ritrova ora immobile, al centro di un cono di silenzio e oblìo, spettatore senza più spettacolo.
Le fabbriche dei sogni incessantemente assemblano menti seriali che, quando i modelli cambiano, si bloccano, coinvolte nell’obsolescenza, non sogneranno mai più. Mentre i ricordi giacciono in profondità, stratificati non certo cronologicamente, ma secondo un qualche arcano e individuale criterio di intensità algologica, che li rende irrecuperabili a qualunque significato.
Le generazioni, allegri convogli, briosamente condotti su un binario morto, vengono abbandonate lì, immerse in una solitudine senza illusioni, per una prova generale di sparizione, fino a che resteranno soltanto brillanti, invisibili fantasmi multimediali.
Tempo che non scaturisce più dallo scorrere e dall’incidere dell’esperienza su quel magma morbido definito personalità, ma solo dallo strusciare sulle inerti, infinite pagine del calendario.
La nostalgia non è del passato, ma per l’irreparabile mancanza di presente, e di futuro.

Batosta

Hai mangiato l’aragosta
in val Venosta
era arrivata per posta
tosta, la peggio batosta.

Meditazioni della fam. Sartù

La filosofia e la scienza possono fallire, la fisiologia è piu difficile.

On. Antonio e Santo Sartù