Quale arte, quale metodo, quale studio ci conduce lì dove è necessario andare?
Plotino
Sono nato il 4 settembre 1978 in una di quelle famiglie che non vi immaginate neanche, perché ne vedete solo la superficie: padre docente universitario di filosofia, vedovo da quando avevo 12 anni, quello che le donne giudicano “un bell’uomo”, molto alto e robusto, con doppio cognome che suona bene, e antiche origini, casa bellissima, ereditata, con giardino e vista panoramica, e poi quell’incredibile capacità di portare i gemelli ai polsini delle camicie senza sembrare ridicolo… sì…ma soldi veri…di quelli pochissimi, proprio pochissimi, ve lo assicuro, e quasi tutti necessari alla manutenzione della villa nonché a spese di “rappresentanza”, cioè giudicate assolutamente indispensabili (leggi: vestiti decenti, abbonamenti a teatro, vini di un certo livello, comprati direttamente dal produttore, a Montecatini e in giro per il veneto, ma comunque decisamente abbondanti) e poi libri, libri e ancora libri, di cui tuttavia la casa è già ricolma da circa un secolo.
Ben presto le banche presero il sopravvento sul mio studioso genitore, e sinceramente non credo che sia stato troppo difficile. Lui, benché capace di formidabili exploit alla sua scrivania, era (ed è) totalmente insofferente, ed altrettanto incapace, di dedicarsi anche solo per un attimo ad attività pesanti quali: lettura di e.c. bancari, fatture, solleciti sotto qualsiasi forma, non ultima quella telefonica, valutazione di bollette, documenti e atti di qualsivoglia spessore riguardanti mutui, interessi, finanziamenti, prestiti personali, assicurazioni, relativi ratei ecc.
Questo non sarebbe stato ancora un grosso problema, se non si fosse trovato nell’assoluta necessità di far ricorso massicciamente, il più possibile, e a lungo, anzi, per tutta la vita, a tutti questi deliziosi strumenti che la società mette oggi a disposizione di chi ha la gamba più corta del passo. Devo dire, a suo onore, che anche se le banche lo hanno da tempo completamente spolpato, come del resto fanno sempre, non appena possono, è riuscito miracolosamente, nemmeno io ho capito bene come, a non far loro sputare i suoi ossicini.
Forse a volte è stato anche aiutato da qualcuna delle sue numerose amiche abbienti, affascinate dal tono nobile del portamento del babbo. Sono comunque più che sicuro che, se mai loro l’avessero in qualche modo supportato, avrebbero dovuto insistere per superare la sua innata superbia. Mi sembravano, queste poverette, tutte uguali: se non riuscivano ad amplificare la riproduzione di un sentimento andavano in clipping, come un hi-fi troppo economico se si alza un po’ il volume. Cercavano, in qualche modo, di differenziarsi, ma con scarso successo, il kernel era il medesimo. Immancabile quindi la stonatura, il tremolìo, il suono metallico, innaturale che l’orecchio esercitato di mio padre non poteva non percepire con l’ immenso disgusto del melomane deluso.
Del resto, come lui sosteneva appena possibile, i linguaggi sono stati inventati per comunicare, ecco perché siamo più portati a credere che a diffidare, usare il linguaggio come inganno è come usare una nave per andare a fondo, il che tuttavia è molto utile a chi vuole lucrare sui disastri degli altri, come i banchieri e i finanzieri.
In questo mondo, aggiungeva mio padre senza che mai mi fosse stata chiarita la relazione fra i due assiomi , chiunque non abbia almeno una leggera tendenza alla depressione, non può che essere un grosso figlio di puttana.